lunedì 29 agosto 2016

London

Stamattina, complice il mezzo riposo lavorativo, sono riuscita a finire London, il libro (che dico libro, il tomo!) di  Edward Rutherfurd che narra della nascita e dello sviluppo della città di Londra dal 54 a.C. (si, avete letto bene), al 1997 d.C.

La storia è scritta in forma romanzata e consta di ben 1044 pagine (nell'edizione che ho letto io) che si sviluppano attraverso la storia di un pugno di famiglie lungo i secoli.




Mi piacerebbe dirvi che è un volume da divorare e che va via velocissimo, ma non è così. Perlomeno nelle prime 500 pagine bisogna un po' tenere duro e continuare ad avanzare nella lettura un po' forzatamente. Poi però non ci sarà da pentirsi e le pagine scivoleranno una dietro l'altra.

Ho gustato molto leggere dello sviluppo storico di Londra, città che conosco poco ma che mi è diventata molto cara da quando una mia amica vi si è trasferita. Leggendo mi sono trovata in tanti angolini in cui mi aveva portato lei (il ricostruito teatro di Shakespeare, il V&A Museum, il British...) e per un attimo l'ho sentita ancora vicina come quando viveva a non meno di un chilometro da me.

Aggiunta la lettura su Goodreads, avanti con il prossimo libro. Belgravia di Julian Fellows.

A presto, 
Happy reading,
Ciami



giovedì 31 marzo 2016

Dei libri cartacei nella città che va di fretta

Oggi ho iniziato a leggere Wonder, un romanzo di R.J. Palacio.

Nonostante io sia un ebook reader-addicted lo sto leggendo in formato cartaceo (promemoria per me: non devo prendere il caffè in Feltrinelli la mattina, non devo prendere il caffè in Feltrinelli la mattina...) e oggi, camminando per strada con gli occhi nel libro, ho incontrato una ragazza che mi ha fermato per dirmi quanto le fosse piaciuto.

E niente, io sono stata felice (che lo sapete che sono felice con poco).

Grazie ragazza sconosciuta di Piazza XXV Aprile. Grazie perché in una città in cui tutto corre veloce è davvero bello sapere che c'è ancora gente capace di fermarsi a sorridere e scambiare una parola con una sconosciuta.

Happy knitting.
Ciami

sabato 26 marzo 2016

Quanto costa?

Quanto costa rinunciare ai sogni del passato? Prenderli, incartarli, metterli in una scatola da porre nel posto più alto di un armadio?
Quanto costa fermarsi, guardarsi attorno, capire che non è vita quella e fare un passo indietro?

Quanto costa cambiare strada quando già se ne è percorsa un bel pezzo nella direzione sbagliata?

Non sarebbe forse più semplice andare avanti di li, e fingere che vada tutto bene?

L'ho fatto per un pezzo e sì, era davvero più semplice fingere che la realtà non fosse sbagliata per me. Alzarmi senza aver dormito un'ora, lavarmi e iniziare una giornata come se andasse tutto bene mentre il buio che avevo dentro mi riempiva sempre più.

E' un po' come se, a dieci centimetri dalla fine di un maglione, ti accorgi di aver sbagliato un paio di punti all'avvio e sei lì, coi ferri in mano a dire: "no, questa volta davvero faccio finta di nulla".
E lo sai che non puoi.
Che una knitter che si rispetti non fa finta di nulla e una knitter che si rispetti lo è sempre, anche quando non ha i ferri in mano.

E anche io avrei tanto avuto voglia di non alzarmi dal letto e restare a piangere lì. Ma non sono il tipo che si arrende, nè che si piange addosso. Mi sono presa tutti gli insulti, tutte le recriminazioni. Tutte le colpe, tutti i pesi. Mi sono seduta dalla parte del torto e l'ho fatto volentieri, perché avevo davvero bisogno di chiudere.
Sono stata male.
Ci ho messo tanto. Ho sofferto tanto. Ho pianto davvero tanto e ho tirato tutti scemi.

Ho cambiato lavoro,

Sono diventata un'altra.

E ora eccomi qui. Con un lavoro diverso, con una vita diversa. Con sogni diversi.

Ora mi manca solo di riuscire a riprendere in mano i miei adorati ferri e ripartire.

Happy knitting!
Ciami

domenica 30 agosto 2015

Matilda - Roald Dahl

Her own small bedroom now became her reading-room and there she would sit and read most afternoons, often with a mug of hot chocolate beside her. [...]
It was pleasant to take a hot drink up to her room and have it beside her as she sat in her silent room reading in the empty house in the afternoons. The books transported her into new worlds and introduced her to amazing people who lived exciting lives. She went to Africa with Ernest Hemingway and to India with Rudyard Kipling. She traveled all over the world while sitting in her little room in an English village.” 

Roald Dahl, Matilda  
Nell'ultimo periodo, causa cambio di lavoro, ho dovuto iniziare a studiare inglese. Mi piace molto farlo. Forse perché io amo l'Inghilterra, forse perché mi piace il suono della lingua. Non lo trovo faticoso.
Mi piace anche perché, ora che leggo abbastanza fluentemente (ma quando parlerò anche così?) posso finalmente avvicinare un po' di libri direttamente in lingua originale, cosa che già facevo con gli autori di lingua spagnola.

Dopo aver provato una Kinsella già letta in italiano: The Undomestic Goodness, e l'ultimo di Agatha Raisin, Agatha Raisin and the day the floods came (Nota di Ciami, per le fan, è già uscito anche in Italiano, col titolo di Agatha Raisin e i giorni del diluvio), sono andata alla ricerca di un libro per bambini e ho subito pensato a Roald Dahl, e alla sua Matilda che tante volte mi ero promessa di leggere e che era sempre passato al secondo posto in coda di lettura.


Ho passato delle ore meravigliose insieme a Matilda e quando sono arrivata alla fine mi è davvero spiaciuto doverla lasciare. Mi sono ritrovata in lei e nella sua voglia di leggere cose nuove e di imparare il mondo, tanto che sarei voluta tornare indietro nel tempo per leggerlo da piccola...
E ho anche imparato un bel po' di frasi idiomatiche e qualche parolina colloquiale in inglese che male non fa.

Se non l'avete ancora lettoo, correte in biblioteca, non aspettate come ho fatto io. Ne vale davvero la pena.


P.s. Mio malgrado non seguo più tanto anobii, e mi sono trasferita su goodreads, in caso vogliate seguire le mie letture (e io voglio senz'altro seguire le vostre), mi trovate qui.


Happy reading
Ciami

lunedì 17 agosto 2015

Ravello

Ci sono.
Ci sono?
Si, mi pare di esserci.

Tra soli dieci minuti sarò ufficialmente in ferie. Sono cambiate tante cose in quest'ultimo anno che a pensarci ho i brividi.
Tantissime ne ho perse. Qualcuna l'ho pure guadagnata.
Sono riuscita a ripagare un bel po' dei debiti che avevo accumulato durante gli ultimi anni, mi sono fatta (scusate l'accento Oxfordiano), un culo così.

Ma non è di questo che volevo parlare. Magari ne parlerò più avanti, se ne sentirò il bisogno. Ma per ora mi sento ancora male all'idea di quanto è successo.

Per ora vi parlo del fatto che a breve (a Dio piacendo, dato che ogni volta che prendo in mano un ferro mi chiama qualcuno!), riinizierò a sferruzzare e sono emozionatissima.
Ho già la lana pronta per un Ravello (si, si, le cose cambiano ma il tunnel delle strisce è assai lungo).


ravello
by Isabell Kraemer



© bouillesdecoton

Si tratta di una Holst-Gran Coast presa tanto tempo fa (espressamente per questo progetto) che decisamente non vedo l'ora di sferruzzare.
In caso vogliate seguirmi nell'avventura penso che aggiornerò più spesso il mio profilo instagram come _abbysomeone_


A breve sui vostri schermi!

Happy knitting
Ciami

domenica 15 marzo 2015

Una nuova avventura #3

A trentaquattro ricomincio di nuovo.
Che alla fine non è male, soprattutto quando hai visto che la strada scelta tanti anni fa ti stava portando lontana da quello che invece saresti voluta essere.

Che in dieci anni si cambia e i desideri mutano, e le  necessità non sono più quelle di una volta.
Bisogna essere flessibili, e non parlo solo di mercato del lavoro.
Flessibili ed indulgenti con sè, come lo siamo con quelli che ci circondano e a cui cerchiamo di non far pesare le loro irritazioni e i loro piccoli errori.

La chisura dell'anno scorso è stata di una complicatezza orribile. Ho rinunciato ad una parte dei miei sogni per poterne inseguire un'altra. E' costato molto, in termini economici, in termini umani.
Mi ha fatto male.

Ma ora è finita, e questo è quanto.
Certo, guardarsi indietro è triste.
Ma non è tempo di recriminazioni, perché scegliere si deve e l'importante non è scegliere giusto o sbagliato; l'importante è farlo, e prendersi le proprie responsabilità.
Io ne ho molte, le ho scritte tutte su un foglio, le ho lette a voce alta, una per una per mesi.
Tutti i miei errori, sul tavolo.
Poi mi sono perdonata.

E ora ho il resto della mia vita davanti. Mi aspettano altrettanti errori, e altrettante cose belle.
Ed è questo il bello perché gli errori li trasformo in esperienza, le cose belle le raggruppo in una scatola e diventano tutti fattori positivi da portar con sè.

E nel frattempo ho riniziato a leggere tanto come prima e con gioia. E nel frattempo ho cambiato strada e ho scalato un po' marcia.

L'architettura è e sarà sempre il mio sogno, la mia passione e la mia vita.
Per ora però, mi concedo di fare altro e imparare qualcosa di nuovo, godermi la mia vita ora e qui. Voler bene alle persone che mi sono state vicine, dimenticare tutto il resto.






giovedì 5 febbraio 2015

Please please please

So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
(The Smiths, 1984)


Ho un sogno piccolo. Ed è a tanto così. Devo solo allungare una mano, e sperare che vada tutto bene.
Sapendo che ho fatto del mio meglio, che ho dato il massimo e che altro, per ora, non posso fare.
E' arrivato il momento di riposarsi, di rilassarsi, di spegnere il computer e i pensieri, concentrarsi solo sul positivo che c'è e su quello che arriverà. Aprire un libro, farsi coccolare dalle parole. Far sparire il male che c'è stato, dimenticarlo.

Cambiare vita, che vuol dire anche solo, cambiare lo schema in cui mi sono auto-imprigionata.
Pensare per me, anche se a volte fa più male che mettersi in disparte facendo passare tutti gli altri prima. Prendere quello che voglio.

Soprattutto: non vergognarmi del mio piccolo sogno. Non nasconderlo, ma urlarlo a chiare lettere.
A volte sono proprio i sogni piccoli ad essere i più grandi, i più irrealizzabili.

Io voglio una casa e una famiglia mia.
Ecco l'ho detto, e ora posso andare  a sognare positiva.

Happy knitting

Ciami